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Varese-Romans, 15 luglio 2009
E' ufficiale: Fabio Mian il
prossimo anno giocherà nella Cimberio Varese, storica piazza del basket
italiano che lo integrerà nei dieci del roster di serie A, sotto la guida di
coach Pillastrini.
La società del presidente
Castiglioni e delgeneral manager Cecco Vescovi è stata la più convinta nel
credere alle potenzialità del talento cestistico diell'ASAR Romans, che così
può festeggiare la prima firma di un suo atleta nella massima serie del basket.
Mian è cresciuto cestisticamente
a Romans nelle fila dell’ASAR ed è espoloso definitivamente tra i giovani più
promettenti a livello nazionale a Udine, con la maglia della Cbu, dove ha
disputato in prestito i campionati giovanili (under 16 e under 17) e la C2.
Ma è a Romans che in questi
giorni si è deciso il suo destino, con la firma della cessione del giovane
talento da Romans a Varese, dove, con la storica società oggi marchiata
Cimberio, come detto, parteciperà al prossimo campionato di serie A.
Ieri Fabio ha svolto le visite
mediche a Varese. Quindi, dopo il loro esitopositivo la firma sul contratto da
professionista che lo legherà per i prossimi cinque anni alla società varesina.
E dopo la firma, nessuna vacanza:
subito partenza per gli impegni con la nazionale under 18 in Francia, giusto
per far intendere che ormai il suo futuro è con la pallacanestro
professionistica.
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Il commento del Presidente Calligaris: momento di grande gioia e soddisfazione.
Da parte mia e di tutta la dirigenza di
Romans c’è grande soddisfazione, non solo per la grande
opportunità offerta a Fabio, ma anche per la convinzione di aver
sempre operato, in passato e ora, per il suo bene, valutando tutte le
prospettive con la giusta attenzione. Anche in questa occasione, a
convincere è stata l’opportunità di fargli fare da subito
un’esperienza di primo livello, con un allenatore che l’ha
fortemente voluto e in una società che ha dimostrato di voler
credere in lui fino in fondo. Vescovi, come lo era in campo così nel
ruolo di manager, si è dimostrato una persona molto concreta e
serie, il suo lavoro sta creando un forte entusiasmo a Varese,
condizioni ideali perché anche un giovane possa fare bene. E poi,
Varese è sempre una delle piazze storiche del basket italiano. Una
città dove (come succedeva a Gorizia ormai fino a una decina di anni
fa) la pallacanestro è vissuta in maniera coinvolgente da tutti.
Basta leggere il forum dei tifosi varesini per capire l’attenzione
con cui le vicende cestistiche vengono giornalmente seguite.
Non nascondo l’emozione, mia e anche degli altri
dirigenti della società, per questo passaggio storico della nostra
realtà. A livello sportivo e personale è la firma più importante,
quella che apre le porte del basket professionistico ad un ragazzo di
17 anni che abbiamo visto crescere e diventare un giocatore vero.
Per lui Varese ha preparato un contratto da
professionista di cinque anni, dimostrando da subito grande fiducia
nelle sue potenzialità.
Ora gli auguriamo di poter proseguire il suo e il
nostro sogno fino in fondo, se lo merita per la serietà e la
capacità con cui ha affrontato fino ad oggi tutte le sfide e le
opportunità che gli si sono poste davanti.
Dal canto nostro siamo felici di aver contribuito a
questo, supportandolo in ogni sua fase. Siamo felici per lui e per la sua famiglia.
In questi giorni molti, anche estranei al mondo del
basket, mi chiedono come mai un ragazzo debba andare a Varese e non
sia possibile trovare delle prospettive in zona.
Rispondo dicendo, innanzitutto, ribadendo quanto ho
detto sopra: che la Pallacanestro Varese ha fortemente voluto Fabio e
creduto in lui.
Per il resto la risposta è che la nostra provincia
in particolare, ma anche la regione in questo momento non possiede
realtà tali da poter garantire prospettive adeguate ad un talento
della pallacanestro o, almeno, lo può fare fino ad un certo livello.
Noi, ad esempio, per la crescita di Fabio abbiamo
dovuto individuare una società di Udine, la Cbu, che ha risposto
ottimamente alle nostre aspettative di fornire al giovane un
palcoscenico adeguato in una formazione di suoi pari età.
In questo caso l’ASAR è stata lungimirante nella
scelta di non frenare la sceleta del ragazzo tra le sue fila, ma di
fornirgli le maggiori prospettive possibili.
Oggi sappiamo di aver fatto la scelta giusta allora.
E’ comunque un vero peccato che certi ragionamenti
ti portino sempre all’esterno.
A livello di basket nazionale, forse qualcosa di
buono sta nascendo a Trieste, grazie al lavoro di Boniccioli, che tra
l’altro mi aveva contattato e avrebbe accolto a braccia aperte
Mian. Il suo progetto e le sue idee sono sicuramente valide, ma per
quanto riguarda Fabio stava passando il treno per la serie A e andava
preso.
Ciò comunque non toglie nulla al mio personale
apprezzamento per quanto Boniccioli aveva prospettato.
Resta la difficoltà di creare progetti attorno al
basket, anche in piazze storiche: a Trieste si sono mossi il Sindaco
e Acegas, altrimenti a livello imprenditoriale ci sarebbe stato ben
poco.
A Udine, per convincere Snaidero a non mollare hanno
scomodato anche Pozzo e l’Udinese, certamente un esempio
quest’ultima in campo di gestione e valorizzazione dei giovani
talenti sportivi.
A Gorizia, da questo punto di vista non si è più
mosso nulla e temo che ormai si sia perso quasi tutto.
In provincia, in tutti i campi, viviamo una costante
e assurda dicotomia tra Gorizia e Monfalcone: siamo piccoli e divisi,
quando invece dovremmo essere compatti per far valere le molte
peculiarità.
Le società che investono nelle giovanili e quindi
nel futuro sono sempre di meno. Nella nostra esperienza concreta di
oggi, possiamo citare l’Ardita a Gorizia e l’AIBI Fogliano, con
le quali cerchiamo di attuare una utile sinergia, oltre alla
Falconstar Monfalcone.
Anche le persone che si dedicano in maniera
volontaria all’interno delle società sono sempre di meno e ciò
rappresenta un altro problema di non poco conto che non vede la
nostra realtà esente.
Noi nel nostro piccolo, in venti anni di attività,
abbiamo cercato di ritagliare, pur in un bacino limitato come quello
in cui operiamo, uno spazio per il basket. Attualmente abbiamo un
settore giovanile (under 15 e under 14) con molti “buchi”, ma in compenso un minibasket
con 70 praticanti. E’ li che abbiamo puntato: una strada lunga ma
che può anche ripagare in termini di soddisfazioni e risultati.
Magari difficilmente uscirà un altro Mian, ma almeno per i tanti
piccoli atleti che frequentano i nostri corsi dobbiamo mantenere viva
questa speranza.
Speriamo di riuscire a farlo, potendo contare sempre
sull’appoggio di istituzioni e sponsor privati, che fino ad ora
hanno sostenuto la nostra attività.
Speriamo di poterlo fare anche assieme a persone
nuove che vogliano abbracciare la nostra realtà e sostenerla anche
dall’interno, al fianco di chi già ci opera.
Intanto ci godiamo questo momento molto importante
per la nostra società che ci introduce nel migliore dei modi verso
il ventennale.
Lo festeggeremo ricordando nel 2010 i venti anni di
nascita dell’ASAR (era il 1990) e nel 2011 il ventesimo
anniversario della prima iscrizione ad un campionato ufficiale di
basket (era il campionato di prima divisione della stagione
1991/1992).
Sarà l’occasione per ringraziare tutti coloro che
hanno contribuito alla nascita e alla crescita di questa
associazione.
Da allora molte cose sono cambiate, ma se in venti
anni siamo riusciti a portare un ragazzo di 17 anni in serie A, vuol
dire che qualcosa di buono è stato fatto.
Michele Calligaris
Presidente dell’ASAR Romans
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Fabio sulle orme di Tonino Zorzi e di Michele Mian.
Il suo curriculum è già notevole,
sia in maglia azzurra sia con il club, ma così pure nelle esperienze internazionali
al Michael Jordan Brand Classic (unica scelta italiana per l’International Game
di New York) ed al Camp NBA su invito.
Ecco, dunque, che Fabio potrebbe
seguire le orme del mitico “Paron”, Tonino Zorzi, goriziano che da giocatore
nel 1954 vestì proprio la malia dell’allotra “Storm”, rimanendovi fino alla
stagione 1961/1962, dopo aver vinto uno scudetto nel 1961 e partecipato alla
prima stagione assoluta in Coppa Europa nel 1962. Tonino è ricordato ancora a
Varese per aver segnato al primo anno di presenza la bellezza di 54 punti in
una sola gara, quando non esisteva ancora il tiro da tre punti.
Ma per avvicinarsi più ai giorni
nostri Fabio ha la possibilità di seguire anche l’esempio di un altro Mian,
tale Michele da Aquileia, creciuto e maturato cestisticamente a Gorizia, fino a
esordire e diventare protagonista in serie A proprio con la maglia del
capoluogo isontino. Parlando di lui può essere certamente definita l’ultima
autentica scommesa giovanile vinta da un vivaio goriziano, capace di fare la
differenza tra i professionisti (oggi in Lega2), dopo una carriera esaltante
che lo ha portato anche alla Nazionale e alla conquista in maglia azzurra di un
titolo Europeo (Campionati Europei di Parigi 1999) e di un secondo posto
(medaglia d’argento) alla Olimpiadi di Atene 2004.
Le orme da seguire sono anche
quelle di altri illustri corregionali:
primo tra tutti quella del Poz,
Giammarco Pozzecco nato a Gorizia il 15 settembre del 1972, ma triestino
d’adozione (quando il padre Franco giocava nella squadra giuliana durante gli
anni ’70) e cestisticamente cresciuto nelle fila della Rex Udine. L’esordio in
serie A con la maglia di Livorno nella stagione 1993, ma l’anno successivo si
trasferisce a Varese dove gioca per 8 stagioni consecutive vincendo uno
scudetto e una supercoppa italiana, divenendo l’idolo dei tifosi.
Oggi il Poz, dopo aver giocato
anche a Bologna (sponda Fortitudo), oltre che in Nazionale, si diverte e
diverte il suo pubblico ai margini dei campi di basket in qualità di conduttore
televisivo per Sky. Proprio di recente il Poz tra gli ospiti della sua
trasmnissione ha avuto Fabio Mian al quale tra gas e battute ha augurato un
avvenire di successi.
C’è poi l’esempio di Jack
Galanda, udinese in maglia varesina, fautore nell’ultima stagione della promozione
e del ritorno in massima serie dopo un solo anno di purgatorio in Lega2,
ricordando anche le stagioni a Varese del triestino De Pol (oggi a Rimini in
Lega2).
Insomma, la lunga tradizione di
corregionali può essere proseguita dal giovane Mian, al quale va augurato tutto
il bene possibile per una ulteriore crescita sotto la guida di coach
Pillastrini. Il “Pilla”, anche con dichiarazioni molto esplicite sul sito della
tifosderia varesina, ha dimostrato di credere molto nelle potenzialità del
talento isontino e intende portarlo da subito nella rosa dei dieci di A, per
metterlo subito all’opera.
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